giovedì 19 giugno 2014

Dimmi



Dimmi la cifra delle vertebre
che percorri con solchi rapaci.

Di Ecate con occhi di brace
e mani trafitte da spine.

Dimmi di occhi gitani
e di litanie sospese.

Di invaso che tracima
e non porta ristoro.

Dimmi di profezie giunte
con miliardi di voci.

Dì lo sciabordio
di una riva lontana.

Dì con parole
e sorrisi acuminati.

Dimmi e [poi] dimentica[mi].
Perché nulla viandante rimane
alla fine del viaggio.


Ph Jaya Suberg (c).





Testo di Maria Rita Orlando. Foto di Jaya Suberg All rights reserved-©. Opere pubblicate ai sensi della legge 22 aprile 1941 n. 633, capo V, sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione, in qualunque forma, senza autorizzazione dell’Autore. La riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione dell’Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta legge.







sabato 14 giugno 2014

Graffiti



           Graffiti sui seni e antico dolore.
Vorrei soffocarti p[e]r lasciarti libero.
Ma continua la nenia lontana.
Di madre che non ti diede luce.
Infine [re]te domani tesso
con fuso paziente.
Sudario infine
diventa.







Testo di Maria Rita Orlando. All rights reserved-©. Opere pubblicate ai sensi della legge 22 aprile 1941 n. 633, capo V, sezione II, e sue modificazioni. Ne è vietata qualsiasi riproduzione totale o parziale, nonché qualsiasi utilizzazione, in qualunque forma, senza autorizzazione dell’Autore. La riproduzione, anche parziale, senza l’autorizzazione dell’Autore è punita con le sanzioni previste dagli art. 171 e 171-ter della suddetta legge.


mercoledì 4 giugno 2014

Sciarada




Opera neo-oggettuale. Fa parte del filone delle sedie/oggetto. Dove attraverso l'opera d'arte si giunge ad una interpretazione e declinazione dell'idea o concettualizzazione della realtà, o di un messaggio che vuole comunicare l'artista. Se un iniziale aspetto dell'interesse artistico per l'oggetto  si deve al movimento Dada e a Duchamp che compie sul manufatto un'operazione di trasferimento del significato oggettivo, con conseguente assegnazione di altra identità, per cui, se un oggetto  usuale viene decontestualizzato e posto in un contesto nuovo quale una galleria o un museo, ecco che automaticamente accade la sua elevazione al rango d'opera d'arte, con una disinvolta attestazione di nichilismo estetico;  si deve arrivare alla Pop Art con Rauschenberg, Jasper Johns, Olderburg, per una nuova stagione, diversa dalla prima, perché meno declinata all’aspetto provocatorio e molto più al “versante noetico”, come precisa Gillo Dorfles [1], e che, avviatasi a partire dagli anni ottanta, ha dato luogo a molteplici attività.
Sciarada

La funzione noetica rivela un mondo. L’attività noetica è, al di là dell'apparenza alla quale l'intelletto si arresta per ordinarla o interpretarla, l'espressione.  

Nella fenomenologia di Husserl la noesi è l’elemento soggettivo dell’esperienza, la pluralità degli atti con cui si coglie l’oggetto: percepire, immaginare, ricordare, giudicare [2]. Il ready made termine coniato dallo stesso Duchamp, rimuovendo l’apparato funzionale dal suo uso consueto, lo isola dal contesto e obbliga l'osservatore a valutarlo per se stesso, a scrutarlo con sguardo nuovo. Tutto può farsi "opera d’arte", il che è una maniera per rinsaldarne la dimensione noetica. Quello che importa, è la componente intellettiva che concediamo a qualsiasi esperienza, la quale può uscire di rotta, alienata su altri binari, e allora, anche senza che nulla cambi nel suo apparato fisico, essa accede nella sfera del merito estetico mutandone la semantica. La semantica va oltre la parola e cerca i legami e le relazioni con  la realtà extralinguistica. La semantica di cui ci si occupa in questo contesto non studia i rapporti tra le parole, mai tra i segni, “del rapporto tra segno e denotatum” (Gillo Dorfles), di qualcosa che è indicato; un oggetto capace di interagire con l’osservatore, dell'influenza dell'intelletto sulla materia, agendo sulla di lui coscienza.

La sedia per suo compito è adibita alla pausa, le sedie-oggetto, astanti di infinite soste, sono le custodi di riflessioni e considerazioni lente, si ammantano di vissuto, prendono in carico e si palesano a chi ad esse si approssima. Ho realizzato l’opera per un progetto legato all'attentato alle Twin Towers di NY. La seduta rappresenta un sistema di scatole cinesi che, contengono e, contemporaneamente mistificano la verità. Lo schienale, dato da elementi vegetali sclerotizzati, richiama le vite bruciate e nel contempo fuse con lo scheletro/struttura delle torri.
Ho usato del nero e del rosso per il loro potere evocativo e simbolico: il nero per il mondo occidentale è il colore dell’angoscia, del dolore, della morte e del lutto. Il rosso è prerogativa dei simboli del potere, della religione e della guerra; esso rinvia a due circostanze vive incessantemente nella storia: il fuoco e il sangue.
Maria Rita Orlando ©












[1] Gillo Dorfles, Ultime tendenze nell’Arte d’oggi, Feltrinelli, 1999.
[2] Noesi, Enciclopedia Treccani.

 [La sciarada è lo schema enigmistico che richiede di saldare due parole per ottenerne una terza. È uno degli schemi enigmistici fondamentali e il suo nome è tra quelli appartenenti alla terminologia enigmistica che vengono usati anche in senso generico, come sinonimo di «rompicapo, problema difficile da risolvere» (assieme a enigma, indovinello, rebus e, in passato, logogrifo). Enciclopedia dell'Italiano – Treccani]






http://mariaritaorlando.wordpress.com/2014/06/02/sciarada/

lunedì 2 giugno 2014

MOSTRE - EVENTI - PUBBLICAZIONI 1994 / 1993 / 1992




1994

- Mostra d’arte contemporanea, “Collezione Anthesis” Astoria Palace, Palermo;

- Mostra d’arte contemporanea, “Nuove Proposte” Accademia Belle Arti “Guttuso” Castellammare del Golfo (Tp)

- “1^ Mostra Concorso di Fotografia”, Regione Siciliana, Comitato Culturale, Assessorato Regionale Cooperazione, Palermo (1^ Classificata sez. B/N, giuria presieduta da Letizia Battaglia)

1993

- Personale di pittura, “L’albero e l’uovo” Sala Mostre A.D.V.S., Palermo

- Personale di pittura, “Choc” Circolo Cultura ed Ambiente, Misilmeri (Pa)

- “Mo­stra d’arte contemporanea di Beneficenza” Ente Fiera del Mediterraneo, Palermo

1992

- “Mostra di Beneficienza” Ente Fiera del Mediterraneo, Palermo;

- Mostra d’arte contemporanea “Inseguendo l’Arte” Galleria 2000, Museo delle Ceramiche, Monreale (Pa)

- Mostra d’arte contemporanea “Rassegna di Pittura” Ars Nova, Pa.

mercoledì 7 maggio 2014

Cultura reale e cultura digitale, insieme per #invasionidigitali

http://www.invasionidigitali.it/it/blog/cultura-reale-e-cultura-digitale-insieme-invasionidigitali

di Fabrizio Barbato
Appena concluse le #invasionidigitali si cerca di fare un bilancio, ma non è facile.
Non perché non si riescano a recuperare i numeri, come ad esempio le 400 (e più) invasioni, i migliaia di tweet o le migliaia di immagini su Instagram.
Il problema è che non si riesce a tenere il conto della marea di sorrisi, di gente entusiasta di invadere luoghi d’arte, musei, chiese, centri storici, di persone che con passione hanno guidato residenti e non residenti alla scoperta del proprio territorio.
In tanti, curiosi, esperti, appassionati ci hanno chiesto: tutto ciò a cosa porterà? Perché le invasioni digitali non durano tutto l’anno?
L’Italia della cultura ha bisogno delle #invasionidigitali.
Troppe, ancora, le difficoltà per entrare nei musei con uno smartphone e fare una foto o un selfie. Troppe, ancora, le resistenze verso la nuova (ormai mica tanto) modalità di condivisione, di apertura, di racconto dei nostri luoghi di cultura.
L’idea (potremmo dire semplicemente, forse) è quella di diffondere la cultura digitale e l’utilizzo degli open data, formare e sensibilizzare le istituzioni all’utilizzo del web e dei social media per la realizzazione di progetti innovati, rivolti alla co-creazione di valore culturale oltre che alla promozione e diffusione della cultura.

Web e social network, con contenuti di qualità, con conoscenza e con tanta passione, sono i nuovi laboratori di idee ed iniziative per (ri)portare la cultura italiana al centro della scena.
Scrivevo sulle #invasionidigitali 2013 (non cambierei una virgola rispetto all’articolo dello scorso anno): “Oggi non si promuove e non si valorizza più tramite cartoline, ma attraverso le foto su instagram. Non si scrivono lettere di protesta perché il servizio non è piaciuto, si invia un tweet all’account del museo. E’ così, che si voglia essere un po’ nostalgici o meno, e bisogna prenderne atto.”
Chiariamoci, siamo il primo paese al mondo visitato per cultura, possiamo quindi immaginare quali potrebbero essere i risultati "comunicando" tutti i nostri musei (grandi e piccoli), i centri storici, le chiese, e quanto potremmo rendere il racconto del nostro passato (e della nostra storia) emozionante agli occhi di tutti.
Invasioni digitali ci prova, non ha la velleità di riuscirci a tutti i costi, ma ci prova con tutto l'impegno e l’entusiasmo del team, degli ambasciatori, degli invasori.
Ognuno è diventato rappresentante, messaggero, guida, portatore sano di storia, arte e di bellezza. Ecco, la bellezza, la parola dell’anno forse. Non perdiamo la voglia di usarla parlando davvero del nostro paese.
Grazie alle invasioni digitali siamo riusciti ad aprire alcuni luoghi aperti su “richiesta” o addirittura chiusi, abbiamo visto tanti musei aderire con entusiasmo, accogliendo e guidando gli invasori, abbiamo visto la mobilitazione di sindaci di borghi per raccontare il proprio paese, direttori di musei fare visite speciali.
Non perdiamo questa magia, perché questa è l’Italia che ci piace, quella della cultura, dell’arte e della condivisione.
Nel generale, entusiasmante riscontro avuto in Italia (e non solo da quest’anno), la partecipazione alle iniziative organizzate a Napoli (dove sono stato personalmente attivo con due invasioni che hanno coinvolto più di 200 persone, al museo Madre ed al centro storico), come in tutta la Campania e il sud Italia, è stata davvero straordinaria. Confermata così la tendenza dello scorso anno e dimostrata la reale possibilità di "riscoprire" un futuro.
Segnale chiaro: se dobbiamo scegliere una base su cui ripartire (o cambiare verso che dir si voglia), bisogna farlo dalla cultura.
Ecco, la concreta speranza è che invasioni digitali siano da ispirazione e stimolo, per una forma di produzione, creazione e valorizzazione della cultura attraverso la condivisione di dati e immagini e da spunto per nuove esperienze di visita dei siti culturali dove il visitatore è coinvolto.
In fondo, già nel 1971 Joseph Beuys sosteneva che “ogni uomo è un artista” e che “La rivoluzione siamo noi”.
Bene, allora che la rivoluzione abbia inizio, a colpi di hashtag, #larivoluzionesiamonoi.