Il confronto con l’arte sacra è una sfida per un
artista contemporaneo.
Riuscire a dare una
chiave di lettura ad un tema liturgico in modo coevo senza perdere di vista le
Scritture, il culto con i suoi riferimenti iconografici, senza essere opaca
esposizione di dottrine e di contro, far convergere la figurazione, come
esperienza visiva, senza cadere nel mero estetismo, non è cosa da poco conto.
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| Cristoforo da Collesano* |
Quando ho scelto di
rappresentare un eremita, un anacoreta, mi sono posta degli interrogativi. Cosa
spinge un uomo a lasciare tutto e a ritirarsi nella meditazione, nella
contemplazione e nella preghiera? Con gli occhi di figlia del nostro tempo
sembra una scelta apparentemente insensata, non priva di immane sacrificio,
anche tenendo conto che, Cristoforo di Collesano, non solo era inserito nel
tessuto sociale del suo territorio, ma era anche marito e padre.
Non vi ho trovato
risposta guardando con gli occhi della ragione, che non possono appieno capire:
certi responsi sono propri dello spirito.
Allora mi sono soffermata
al tempo dell’uomo, ricordando quanto diceva Cicerone, “che le immagini possano
parlare alla mente più delle parole”, litterae laicorum, nel caso dell’arte
sacra, foriere della missione salvifica.
Nel rappresentare lo
stilita, ho scelto uno spazio che è una stanza dello spirito, un non-luogo,
dove il protagonista non è la creatura, ma il Creatore, a cui esso si volge sia
nello sguardo verso il gesto dell’icona del Cristo benedicente, volutamente
ritratto omettendone il volto, sia nella Parola, nelle iscrizioni,
che si fanno intermediarie tra testi sacri e figurazioni, trascritte in greco,
dato che Cristoforo fu un monaco basiliano, che rimandano alle parole dell’evangelista
Matteo:
- Allora Gesù disse ai suoi
discepoli: “Se uno vuol venire dietro me, rinunzi a se stesso prenda la sua croce e mi
segua“ (Matteo 16,24).
Le
parole creano un “alone
verbale”, esse servono a indicare una maggiore pregnanza di consapevolezza.
Consapevolezza
rafforzata dalla finestra da cui arriva la luce che rischiara l’ambiente ed il
volto del santo, luce divina, e solo illuminati da essa si ascende al cielo.
Altro elemento dell’opera è la forma quadrata dell’apertura, nella simbologia
cristiana, il quadrato, data l’uguaglianza dei suoi quattro lati, raffigura il
cosmo; i suoi pilastri d’angolo determinano i quattro elementi, nel suo aspetto
allegorico invece, rappresenta un segno di stabilità.
Il quadrato assieme al
cerchio, narrano due rimandi sostanziali di Dio: l’unità e il manifestarsi
divino. Il cerchio il celeste, il quadrato il terrestre, non in conflitto ma
distinzione e conciliazione di Creatore e creato.
Inoltre, un elemento di
non secondaria importanza
nell’iconografia sacra, è il colore, soprattutto per il suo simbolismo, infatti ho circondato la figura del santo, con il rosso cinabro, il colore dei serafini, emblema dell’amore divino, dove
ho inserito il monogramma di
Cristo (o CHRISMON) una combinazione di lettere dell'alfabeto
greco. Il simbolo è composto da due lettere sovrapposte, scritte più grandi, la
X e la P, che riportano, rispettivamente, alla lettera greca 'χ' (chi) e 'ρ'
(rho). Tali due lettere sono le iniziali della parola 'Χριστός' (Khristòs),
l'appellativo di Gesù; ai lati di queste due lettere, ve ne sono altre due: una
'α' ed un 'ω', alfa ed omega, prima ed ultima lettera dell'alfabeto greco,
simbolo del principio e della fine rifacendosi all'Apocalisse di Giovanni
(21,6):
“È compiuto!
Io
sono l'Alfa e l'Omega,
il
Principio e la Fine”.
Riguardo al linguaggio pittorico, per evitare di cadere nel
citazionismo, o in codici rappresentativi passatisti, ho usato quello dei tipico
dei murales, da un lato perché tende a richiamare una
rappresentazione dal marcato tratto distintivo, sia esso ideologico, politico o
sociale, e qui ritorniamo al valore dell'arte in riferimento alle sue
potenzialità comunicative, dall’altro, perché con la spontaneità voluta del
tratto, insieme alla vividezza dei colori, in sinergia generano un effetto di
immediatezza visiva.
*Opera
esposta in occasione della Giornata Nazionale dell’Arte, “Santi e beati di Sicilia”, presso la Chiesa di
San Giorgio dei Genovesi, (Pa).
http://mariaritaorlando.wordpress.com/2014/05/02/giornata-nazionale-dellarte-santi-e-beati-di-sicilia-un-santo-per-amico/
Testo di Maria Rita Orlando. All rights reserved-©. Opere
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