Raccontare chi è stato Giusto Sucato alle nuove generazioni non è soltanto un gesto celebrativo verso un artista locale. È, piuttosto, un’occasione preziosa per trasmettere un’eredità culturale profonda, che va ben oltre il ricordo. Giusto non si è limitato a creare opere: ha dato voce agli oggetti dimenticati, trasformando ciò che era scarto in linguaggio, memoria, identità.
Nato e cresciuto in un contesto rurale, ha saputo cogliere l’anima del mondo contadino con uno sguardo autentico e penetrante. Il suo percorso artistico si è intrecciato indissolubilmente con quello di Francesco Carbone, figura eclettica e guida intellettuale. Insieme hanno condiviso un dialogo lungo e fecondo, in cui la ricerca artistica si è nutrita di filosofia, poesia e pensiero critico.
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| Giusto Sucato - Ph. M.P. Lo Verso |
Sucato partiva da ciò che il mondo moderno eliminava: oggetti consumati dal tempo, strumenti di lavoro contadino, porte arrugginite, muri consunti. Quello che per molti era solo pattume, per lui era materia viva da ascoltare e reinterpretare. Chiodi deformi diventano parole mute, contenitori e libri abbandonati si trasformano in opere dense di senso. Le sue creazioni non erano solo oggetti artistici, ma presenze silenziose capaci di suscitare domande, di custodire frammenti di vita. Giusto non è stato solo un artista libero, ma soprattutto un costruttore di visioni. Ha saputo vedere nel caos e nel consumo la possibilità di una rinascita estetica. Raccontare la sua opera oggi significa proporre una forma di educazione diversa: un invito ad osservare il mondo con occhi nuovi, a riflettere sul valore delle cose, sulla bellezza che nasce dalla cura.
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| Evento e progetto grafico a cura di M.R. Orlando |
Per questo motivo, i nostri studenti sono stati coinvolti in un laboratorio creativo che prende spunto proprio dal suo modo di operare. Hanno raccolto materiali destinati alla discarica – libri da macero, pezzi di metallo, stoffe, cartone – e li hanno trasformati in opere di poesia visiva. Attraverso questo processo, guidati da noi, docenti del Dipartimento di Arte, hanno imparato a riconoscere la dignità della materia, a rinnovare il significato degli oggetti e a sperimentare l’arte come forma di consapevolezza ambientale.
Il risultato è stato un percorso educativo ricco e coinvolgente, che ha intrecciato espressività, sostenibilità e memoria. Un’esperienza che non solo ha valorizzato il pensiero e l’opera di Giusto Sucato, ma ha saputo mettere in moto una riflessione collettiva, portando la scuola ad aprirsi al territorio e al futuro. Perché educare alla bellezza – autentica, vissuta, resistente – è il primo passo per contrastare l’indifferenza e costruire comunità più attente e sensibili.
Prof.ssa Maria Rita Orlando